Ci sono professioni che hanno linee guida e protocolli rigidi. Se il professionista non li segue, è passibile di sanzioni più o meno pesanti.

Queste linee guida sono definite dagli ordini di appartenenza. I medici ne hanno uno a cui far capo, ma anche gli ingegneri, gli architetti, i giornalisti, gli psicologi…

Quella dell’insegnante di Yoga, in Italia così come nel resto del mondo, è una professione che non è regolamentata da un albo. In Italia, in particolare, entra nel calderone della Legge 4 del gennaio 2013, insieme a una miriade di altre professioni che tra loro hanno a che fare come la marmellata sui maccheroni. (leggi questo articolo, se vuoi saperne di più).

Esistono  molte associazioni, nazionali e internazionali, a cui far riferimento, ma ciascuna con i propri standard, le proprie regole e la propria politica etica. Difficile, anche in fase di definizione degli standard formativi, mettere tutti d’accordo.

Così, ciascun insegnante si adegua, facendo sponda un po’ di qua e un po’ di là ma senza avere una linea guida semplice, breve, chiara ed esaustiva. Ogni standard sembra fatto apposta per essere complicato e noioso. In questo modo si rischia di non sentirsi tutelati, senza contare l’aspetto più complesso del riconoscimento professionale.

Da un lato, l’annosa questione dell’abolizione degli ordini in Italia potrebbe senza dubbio portare più trasparenza e ridurre clientelismo e baronaggio, dall’altro rischierebbe di creare le premesse per un marasma incontrollabile nei vari settori. Più che abolire gli ordini, sarebbe forse opportuna una profonda e sapiente ristrutturazione. Ma qui si entra in una melma difficile da guadare e ne restiamo volentieri fuori.

Così, nel nostro piccolo, ai nostri allievi che arrivano a completare la formazione avanzata, insieme all’attestato, forniamo semplici linee guida. Nessun contratto, nessun giuramento, nessuna firma, in perfetta sintonia con la filosofia Yoga. Solo un semplice atto di volontà. Fornire il miglior servizio possibile ai propri clienti senza sconfinare in ciò che non ci compete né ci dovrebbe riguardare.

Ecco allora i “comandamenti”:

1. Insegna ciò che sai e continua a studiare ciò che non sai

Porta in classe ciò che sai. Il che significa che deve averne fatto esperienza personalmente. Ciò cha hai letto o sentito da altri non ti appartiene, non l’hai fatto tuo. Non lo puoi trasmettere.

2. Evita i sermoni

Conoscere la filosofia Yoga è bellissimo. Sapere ciò che dicevano o scrivevano i maestri antichi e ciò ch ti hanno trasmesso i tuoi maestri è emozionante. Ma nell’ora di pratica Yoga, insegna le tecniche di Yoga. Il resto non conta in quel momento. Puoi rispondere  domande in altre sedi.

3. Prima i principianti

È già complicato inserirsi in un gruppo all’interno del quale molti si conoscono tra loro e magari praticano Yoga da diverso tempo. Se poi parliamo, ridiamo, scherziamo, controlliamo soltanto i “vecchi” allievi, creiamo i presupposti per allontanare chiunque entri i contatto con noi per la prima volta. E fai molta attenzione, perché i “vecchi” allievi sono incosapevolmente coesi come muri di gomma con i nuovi arrivati. Senza contare che i principianti non conoscono gli asana, i loro nomi, le tecniche di respirazione. Non sanno qual è il tuo metodo. Ripetere i fondamentali con gioia e pazienza fa bene anche a te e a chi li ascolta ancora e ancora.

4. Quando correggi qualcuno, fallo per amore della sicurezza non della perfezione

Ok, ti hanno insegnato gli allineamenti. Ti hanno costretto a ore e ore di microaggiustamenti. Ti hanno terrorizzato con tutti i rischi possibili derivati da posture non allineate. Giusto. Giustissimo. Ma tu sai anche che ciascun individuo è ospite di un corpo diverso, con forme mentali diverse. Il tuo compito è quello di vedere questa diversità e operare con quella e solo con quella. La perfezione la lasciamo ai danzatori e ai funamboli di professione.

5. Evita i giudizi inutili

Se a qualcuno riesce un asana esteticamente perfetto, non sei costretto a esultare né a dire “bravo!” davanti al mondo. Se qualcun altro, durante le flessioni, non arriva a più di 15 gradi, non sei costretto a dire che può fare più di così. Al massimo, puoi avvicinarti e chiedere come va, dicendo se se la sente di andare un po’ più a fondo. Questo è tutto. E proprio in quest’ottica, ricorda che

6. Gli allievi hanno diritto al no

Anche se tu sai che potrebbero migliorare, lascia che sia una loro conquista, frutto di una decisione personale presa nel momento giusto. Possono saltare un esercizio, restare in savasana per tutto il tempo, uscire dall’aula prima del tempo. Ed è tutto ok.

7. Ricorda i tuoi confini

Tu insegni Yoga. O meglio, dello Yoga insegni ciò che sai (punto 1). Non sei un terapeuta, un medico, uno psicologo. Non sei lì per sedurre i tuoi allievi. Non devi per forza piacere a tutti. Resta nell’orto e coltiva i tuoi ortaggi.

8. Gli allievi hanno bisogni e desideri. Il tuo compito è soddisfare i primi

Pratichi Yoga, quindi lo sai che a volte si desidera fare “altro”. Se l’insegnante mi dice chaturanga e io vengo da una giornata difficile, il mio desiderio è makarasana. Ma se l’insegnante corre dietro ai bisogni di tutti, nessuno ne trarrà beneficio. Tu devi sapere cosa fare peché sia la classe intera a trarne beneficio, a prescindere dai “capricci”.

9. Presenza, respiro, allungamento, rinforzo, “circo”

Questo è il senso corretto per la pratica dello Yoga. Non il contrario. Non si comincia facendo i fuochi d’artificio ma ascoltandosi. Questo è un insegnamento imprescindibile.

10. Sii onesto

Porta in classe ciò che sei in quel momento. Non ha senso nascondersi dietro un dito. Se abbiamo avuto una nottata o una giornata difficile, abbiamo con noi ciò che ne deriva, non altro. Se siamo in tensione perché abbiamo un colloquio importante, ha senso portare questa tensione all’interno della pratica per farne uno strumento al servizio anziché cercare di reprimerla fingendo di “ommare” come un santone. Se ci siamo fatti male a una spalla spostando il divano di casa, non ha alcun senso fare l’eroe che deve portare a termine una missione a costo della vita. Quel giorno lì, sirsasana non lo fai. Sei umano, per tua fortuna. Punto.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.